Viviamo come chi cammina in una stanza piena di orologi che ticchettano, ma non ne ascolta nessuno.
Vogliamo vedere il frutto prima ancora di aver seminato, pretendiamo che il fiore sbocci appena tocca terra, come se la terra dovesse obbedire ai nostri ritmi invece che al sole.
Ci dimentichiamo che anche il mare, per arrivare a riva, ha bisogno del tempo di un’onda.
Nel frattempo, fissiamo lo specchio del nostro piccolo mondo come se fosse l’unica finestra aperta.
Ci convinciamo che la luce che vediamo sia quella del sole, quando in realtà è solo il riflesso di ciò che abbiamo davanti agli occhi: noi stessi.
E mentre guardiamo solo quel riflesso, procediamo a passi pesanti, trascinando la vita come un carro che non si ferma davanti a nulla.
Non ci accorgiamo dei giardini che schiacciamo, delle parole che lasciamo spezzate sotto le ruote, delle persone che si scostano per non essere travolte.
Confondiamo la forza con la corsa, la determinazione con l’assenza di cura.
Intorno, le voci diventano echi lontani.
Gli altri si fanno sagome sfocate, interferenze sullo schermo di un film che vogliamo interpretare da protagonisti assoluti.
Ma un film senza silenzi, senza attese, senza altri personaggi, finisce per essere solo un monologo rumoroso.
Eppure, la vita non corre dietro a chi la insegue: preferisce camminare accanto a chi sa fermarsi ad ascoltare.
Perché certe risposte, certe bellezze, certe presenze… arrivano solo quando smetti di bussare alla porta del mondo e lasci che sia lui ad aprirti, senza travolgere tutto nel rumore del tuo passo.










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